Alzata da poco. Due cucchiaini di torta per colazione e già rassetto la stanza. Sono le 11.50. Già. Rassetto. La stanza. Due cucchiaini. Poco fa. Alzata. E stiracchio i muscoli. E questo scrivere si deforma in elenco telefonico della mia memoria, di frasi e di parole disgiunte, di connessioni inesistenti di una stamani censurata.
Ho bisogno di dormire...ancora.
Ho bisogno di più frammenti... ancora.
Respiro
Intorno al collo ho una sciarpa tanto larga da coprire anche le guance. Che calore che dà. La stanza è fredda ma la sciarpa la riscalda interamente.
Respiro
Fuori è Autunno e le foglie secche rivestono la verde erbetta. Che quadro impressionistico ne fanno. I colori, giustapposti, attenuano tutto il freddo, fuori.
Respiro
Il cane corre veloce sulle foglie. Che foto sfocata ne esce. Le foglie svolazzano mentre il fiato affannato e fumante del cane appanna i vetri.
Che calore.
Sorrido, e...
Respiro
Il fratello, orgoglioso, mi fa aprire una cartella. Tesi. "Puoi leggerla per dirmi che ne pensi?". E' soddisfatto, la sua vita da universitario è giunta alla conclusione; tra un po' uscirà dall'inferno dantesco. L'argomento è interessante, sì: analizza un progetto ingegneristico-informatico sul quale sta lavorando anche se, mi pesa ammetterlo, riserbo un po' di pregiudizi: è tutta roba poco romantica circa l'automatica e principi fisici-matematici. Dov'è l'arte? Va bene, ho promesso di leggere, devo e non esistono alternative plausibili.
Inizio dall'introduzione: già il primo rigo mi inchioda. Mi sforzo fino a terminare il primo periodo e tanto basta per provare anche del malizioso piacere.
Dondolo la testa, concentrata.
Metto sù la mia playlist preferita. E' il momento di '"Gianna" mentre butto uno sguardo sul "sistema di controllo".
Ed oooora, caaammmbio.
"That's Life" di Sinatra e la testa ormai mi oscilla a 180°.
Ostinata, mi trascino all'inizio del primo capitolo della tesi "Hardware in the loop" - probabilmente avrei dovuto iscrivermi a matematica e fisica, inizio a crederlo.
La lettura del romanzo matematico mi appassiona sempre più ma... basta un attimo, uno soltanto, perché ciò che tu sei venga snaturato e saccheggiato. Quell'attimo in cui tale saccheggio ti mostra chi tu sei realmente; quell'attimo che ti spoglia da ogni barriera e difesa ed, ignuda, poni il dito nelle piaghe del tuo animo. Non puoi più mentire a te stessa né raccontare bugie ad altri, tu che sei divenuta un'abile menzognera; tu, unica colpevole. E quando ciò accade, è così inaspettato quanto violento.
Qualcosa mi ha arrestata, immobile. Il cuore mi sobbalza, le viscere si stringono, le gambe tremano e... le lacrime cadono a fiotti pesanti sulle gote. Alzo il volto per poco, lo chino e mi domando il PERCHE' mentre gli Otto Ohm, i miei Otto Ohm, mi folgorano, cantano, quasi urlano quel "Dimmi dimmi dai, dimmi dimmi dimmi che non cambierai mai, dai, dai, dai!! Dimmi, dimmi che hai bisogno tu di come iio ho bisogno di te.. daai!!!". Ah, quanto gridano; quanto c'è in questa canzone della mia vita, quanto c'è della mia felicità muta.
Il caso non lascia vie di fuga,
colpisce e ferisce per sbagli che mai saranno redenti.
E poi? Non resta che il rimpianto e
l'amara consapevolezza che non rischiando non hai vissuto e
non azzardando, sei nulla.
Abile menzognera, rialzati! Perché sei unicamente tu la colpevole.
Asciugati quelle inutili lacrime! Non sei che morta per tua stessa mano e
Questa,
è la giusta punizione.
Errata maschera ti ha celato l'animo
Errata sei
Errante è la tua mente che
mai toccherà pace
né calda dimora in terra.
Sotterra, atterra
attorna e contorna la vita
fingi di stare bene.
Vai via,
il tuo amore è tardo ed è futile inganno per te stessa.
Scappa o azzarda
ma sappi che la quiete non riscalderà più
le tue già abbattute spalle.
Lo sguardo correva veloce.
"Secondo mamma, in una famiglia il disordine deve prendere qualcuno, perché la vita è fatta così, un equilibrio fra i due, altrimenti il mondo si irrigidisce e si ferma. Se la notte noi dormiamo senza incubi, [...] se non abbiamo crisi di panico e non tentiamo di suicidarci, nè di buttarci dentro i cassonetti della spazzatura o di sfregiarci è merito di nonna, che ha pagato per tutti. In ogni famiglia c'è sempre uno che paga il proprio tributo perchè l'equilibrio fra ordine e disordine sia rispettato e il mondo non si fermi*".
Alzò il volto e strofinò gli occhi.
Fu nel mentre di quella notte che lei riuscì a trovare un suo equilibrio, un' armonia che avvertiva essere leggera nel tocco ma presente col calore: i muscoli del corpo iniziarono a muoversi e gli occhi a sbarrarsi e il cuore a pompare più in fretta e le vene le parevano scoppiare; sentiva il suo respiro profondo, espirava con forza l'aria, inspirandola, poi, lentamente.
Non aveva più sonno quella notta.
Chiuse il libro, lo ripose con cura sotto il cuscino, attendendo che l'agitato corpo finisse di sfumare il suo disordine.
*Mal di pietra di Milena Agus
La luce penetra tra le tende della stanza, rifrangendosi sullo schermo di un automa..
L'aria inizia a riscaldarsi.
Drizzo la schiena. Poggio poi il gomito sulla scrivania.
Le dita iniziano a tamburellare un suono mordace nel cielo di una camera, che è sempre più blu.
Enspiro ricordi, quelli felici e allegri che suscitano sempre un pò di nostalgia. A volte si vorrebbe riviverli, a volte si tenta di farlo, altre li si lascia a custodia del solo passato, forse per mera codardia.
Enspiro di nuovo...
Inspiro il presente...
profuma di cielo, di blu, di fiori di campo, di corse sotto la pioggia..
Il pollice si ferma. La melodia si interrompe e quella camera stranamente è ancora più blu e colorata.
Sorrido.
Sono felice. Felice per un oggi che non consente di rattristarmi, piangere o incupirmi per ciò che non ho e che non sono perché un motivo, in ogni situazione, per rallegrarsi esiste. Mi sforzo nel cercarlo. Lo trovo
Guardo il cielo
Riprendo a tamburellare quella melodia.
Inspiro di nuovo
Sorrido.