Il fratello, orgoglioso, mi fa aprire una cartella. Tesi. "Puoi leggerla per dirmi che ne pensi?". E' soddisfatto, la sua vita da universitario è giunta alla conclusione; tra un po' uscirà dall'inferno dantesco. L'argomento è interessante, sì: analizza un progetto ingegneristico-informatico sul quale sta lavorando anche se, mi pesa ammetterlo, riserbo un po' di pregiudizi: è tutta roba poco romantica circa l'automatica e principi fisici-matematici. Dov'è l'arte? Va bene, ho promesso di leggere e non esistono alternative plausibili.
Inizio dall'introduzione: già il primo rigo mi inchioda. Mi sforzo fino a terminare il primo periodo e tanto basta per provare del malizioso piacere. Dondolo la testa, concentrata. Metto sù la mia playlist preferita. E' il momento di '"Gianna" mentre butto uno sguardo sul "sistema di controllo".
Ed oooora, caaammmbio.
"That's Life" di Sinatra e la testa ormai oscilla a 180°. Ostinata, mi trascino all'inizio del primo capitolo della tesi "Hardware in the loop" - probabilmente avrei dovuto iscrivermi a matematica e fisica- penso.
La lettura matematica mi appassiona ma... basta un attimo, uno soltanto, perché ciò che tu sei venga snaturato e saccheggiato. Quell'attimo in cui tale saccheggio ti mostra chi tu sei realmente; quell'attimo che ti spoglia da ogni barriera e difesa ed, ignuda, poni il dito nelle piaghe del tuo animo. Non puoi più mentire a te stessa né raccontare bugie ad altri, tu che sei divenuta un'abile menzognera; tu, unica colpevole. E quando ciò accade, è così inaspettato quanto violento.
Qualcosa mi ha arrestata, immobile. Il cuore mi sobbalza, le viscere si stringono, le gambe tremano e... le lacrime cadono a fiotti pesanti sulle gote. Alzo il volto per poco, lo chino e mi domando il PERCHE' mentre gli Otto Ohm, i miei Otto Ohm, mi folgorano, cantano, quasi urlano quel "Dimmi dimmi dai, dimmi dimmi dimmi che non cambierai mai, dai, dai, dai!! Dimmi, dimmi che hai bisogno tu di come iio ho bisogno di te.. daai!!!". Quanto c'è in questa canzone della mia vita, quanto c'è della mia felicità muta.
Il caso non lascia vie di fuga, colpisce e ferisce per sbagli che mai saranno redenti.
E poi? Non resta che il rimpianto e l'amara consapevolezza che non rischiando non hai vissuto e
non azzardando, sei nulla.
Abile menzognera, rialzati! Perché sei unicamente tu la colpevole.
Asciugati quelle inutili lacrime! Non sei che morta per tua stessa mano e
Questa,
è la giusta punizione.
Errata maschera ti ha celato l'animo
Errata sei
Errante è la tua mente che
mai toccherà pace
né calda dimora in terra.
Sotterra, atterra
attorna e contorna la vita
fingi di stare bene.
Vai via,
il tuo amore è tardo ed è futile inganno per te stessa.
Scappa o azzarda
ma sappi che la quiete non riscalderà
le tue spalle.
