Alzata da poco. Due cucchiaini di torta per colazione e già rassetto la stanza. Sono le 11.50. Già. Rassetto. La stanza. Due cucchiaini. Poco fa. Alzata. E stiracchio i muscoli. E questo scrivere si deforma in elenco telefonico della mia memoria, di frasi e di parole disgiunte, di connessioni inesistenti di una stamani censurata.
Ho bisogno di dormire...ancora.
Ho bisogno di più frammenti... ancora.
Tempo fa, mi ritorvai in mezzo ad una scena simile. Un marito e una moglie, sposati da tempo, alle prese con i dettagli sulla conservazione.
Lui: (con voce tuonante) Quante volte ti devo riprendere? Quante volte devo continuare a ripeterlo? La plastica è toos-ssi-ca! Leggi qui pe-tro-li-o... non puoi conservare la carne in quelle buste. NO! Tu vuoi vedermi morto! CI godi! Ammettilo! E' così!
Lei: intimorita e in redente silenzio, china il capo e va a confessarsi nell'angolo della cucina.
Lui: si alza dalla sedia, impugna tra le mani un pacchetto, lo apre e sfila via una sigaretta. Accende e fuma.
E poi... cosa sarebbe cancerogeno? E chi è causa della tua morte?
Chiamare la neuro, grazie.
Respiro
Intorno al collo ho una sciarpa tanto larga da coprire anche le guance. Che calore che dà. La stanza è fredda ma la sciarpa la riscalda interamente.
Respiro
Fuori è Autunno e le foglie secche rivestono la verde erbetta. Che quadro impressionistico ne fanno. I colori, giustapposti, attenuano tutto il freddo, fuori.
Respiro
Il cane corre veloce sulle foglie. Che foto sfocata ne esce. Le foglie svolazzano mentre il fiato affannato e fumante del cane appanna i vetri.
Che calore.
Sorrido, e...
Respiro
Il fratello, orgoglioso, mi fa aprire una cartella. Tesi. "Puoi leggerla per dirmi che ne pensi?". E' soddisfatto, la sua vita da universitario è giunta alla conclusione; tra un po' uscirà dall'inferno dantesco. L'argomento è interessante, sì: analizza un progetto ingegneristico-informatico sul quale sta lavorando anche se, mi pesa ammetterlo, riserbo un po' di pregiudizi: è tutta roba poco romantica circa l'automatica e principi fisici-matematici. Dov'è l'arte? Va bene, ho promesso di leggere, devo e non esistono alternative plausibili.
Inizio dall'introduzione: già il primo rigo mi inchioda. Mi sforzo fino a terminare il primo periodo e tanto basta per provare anche del malizioso piacere.
Dondolo la testa, concentrata.
Metto sù la mia playlist preferita. E' il momento di '"Gianna" mentre butto uno sguardo sul "sistema di controllo".
Ed oooora, caaammmbio.
"That's Life" di Sinatra e la testa ormai mi oscilla a 180°.
Ostinata, mi trascino all'inizio del primo capitolo della tesi "Hardware in the loop" - probabilmente avrei dovuto iscrivermi a matematica e fisica, inizio a crederlo.
La lettura del romanzo matematico mi appassiona sempre più ma... basta un attimo, uno soltanto, perché ciò che tu sei venga snaturato e saccheggiato. Quell'attimo in cui tale saccheggio ti mostra chi tu sei realmente; quell'attimo che ti spoglia da ogni barriera e difesa ed, ignuda, poni il dito nelle piaghe del tuo animo. Non puoi più mentire a te stessa né raccontare bugie ad altri, tu che sei divenuta un'abile menzognera; tu, unica colpevole. E quando ciò accade, è così inaspettato quanto violento.
Qualcosa mi ha arrestata, immobile. Il cuore mi sobbalza, le viscere si stringono, le gambe tremano e... le lacrime cadono a fiotti pesanti sulle gote. Alzo il volto per poco, lo chino e mi domando il PERCHE' mentre gli Otto Ohm, i miei Otto Ohm, mi folgorano, cantano, quasi urlano quel "Dimmi dimmi dai, dimmi dimmi dimmi che non cambierai mai, dai, dai, dai!! Dimmi, dimmi che hai bisogno tu di come iio ho bisogno di te.. daai!!!". Ah, quanto gridano; quanto c'è in questa canzone della mia vita, quanto c'è della mia felicità muta.
Il caso non lascia vie di fuga,
colpisce e ferisce per sbagli che mai saranno redenti.
E poi? Non resta che il rimpianto e
l'amara consapevolezza che non rischiando non hai vissuto e
non azzardando, sei nulla.
Abile menzognera, rialzati! Perché sei unicamente tu la colpevole.
Asciugati quelle inutili lacrime! Non sei che morta per tua stessa mano e
Questa,
è la giusta punizione.
Errata maschera ti ha celato l'animo
Errata sei
Errante è la tua mente che
mai toccherà pace
né calda dimora in terra.
Sotterra, atterra
attorna e contorna la vita
fingi di stare bene.
Vai via,
il tuo amore è tardo ed è futile inganno per te stessa.
Scappa o azzarda
ma sappi che la quiete non riscalderà più
le tue già abbattute spalle.
Era agosto, una di quelle sere un po' deserte e calde.
Niente luna, nessuna persona in circolazione se non i soliti appollaiati in un bar, dinnanzi a un maxischermo allestito per coccolare chi aveva deciso di non andarsene. L' Aria tagliava il volto e, la strada, illuminata da una fioca luce, pareva immobilizzare un paese del Sud: Simeri Crichi.
Dopo cena, era routine accompagnare il cane fuori per i suoi incontri canini e non solo.
Il tragitto non variava di molto. A volte si percorrevano le vie del centro storico (in alto rispetto al paese), altre ci si incamminava verso la periferia. Nel verde. Con le sue stradine un po' alberate. Quelle con i radi lampioni e un tantino isolate; lontane dai già pochi schiamazzi di paese, da dove, però, si era sicuri di osservare angoli nuovi, ammantati dalla scintillante notte. Proprio qui, nel turbinìo estivo si rimaneva soli con sé stessi. Soltanto lì. Unico luogo. Tu e nient'altro. E non potevi non porti domande, non riflettere, mentre il cane scorrazzava sciolto tra i fili d'erba, in attesa che arrivasse la sua amica Batuffola.
Ma non voglio parlare di incontri animaleschi e, tutto sommato, neppure delle mie riflessioni.
Ero di ritorno, quella sera, quando la mia attenzione fu richiamata da una melodia.
Su un balcone era sdraiato un signore canuto visibilmente provato dall'età, il quale seguiva entusista la sua opera lirica. Il volume era alto e di certo impossibile era non accorgersene se il silenzio era l'unica compagna di quelle vie. Mi son fermata, l'ho guardato. I suoi occhi si muovevano diretti dal Verdi; era completamente assopito nella mente tanto da non accorgersi di me e neppure del mio cane che, nel frattempo, si azzuffava con un maschio della zona.
Mi rattristò malinconicamente. Era da solo e immobile nel consumare la sua passione ma, forse, a lui andava anche bene così. Forse era il suo modo per non separarsi dalla vita e (chissà) dalla sua donna, dalla gioventù, dai ricordi. Non attendeva né voleva altro. Gli era sufficiente la musica, quella Traviata, che me lo rendeva ancor più uomo sentimentale e romantico, dal corpo fragile. Avrei voluto incrociare il suo sguado, stringergli una mano, parlargli... ma, non potevo distruggere il suo idillio. L' atto dell'opera che ascoltava non poteva essere interrotto, gli pungolava il cuore e lo faceva vivere di sua gioia.
Così, per tutte le sere a seguire la scena si ripeteva, alla stessa maniera.
Era sempre lì, sul balcone. Io passavo al di sotto. Gli rivolgevo un sorriso (del quale non si accorse mai). Poi, Calmavo le azzeffaute maschili del mio cane. Riguardavo quel balcone. E rincasavamo.
Due ciliegie, due primule, due orecchini, due fiori.
Oggi riesco a vedere unicamente doppio e, di ognuno, osservo l'altra parte che hanno con sé.
L'altro da sé.
L'altro e il sé.
E se l' Altro ha sostituito il proprio Sé, allora ciò che osservo mi scuote.
Mi turba.
Mi affligge.
Mi frusta.
Mi fa essere ciò che non sono mai stata.
Perdo il raziocinio.
Ed è follia.
E' la consapevolezza che tutto è perso.
E fa male.
Fa profondamente male.
Perché tutto è affogato nel silenzio e con parole non dette.
Tutto è svanito senza la pronuncia di un "Addio".
E questo demolisce il mio... di Sé.
Questo distrugge anche il mio Altro.
Questo mi rende debole e irascibile.
Fuori di senno.
Fuori di me.
Completamente.
Senza Fine.
Fuori...
E quando il fumo con il suo acre odore di bruciato sembra essere rimasto,
dopo l'ira, è il pianto.
Pa pa parararà pa pa
E quando tutto segue un diverso corso, qualsiasi tua azione è inutile per arginare i danni. E' inutile parlare e agire perché tutto non ritornerà mai come un anno fa. E così lei, che ha forzato il rapporto nel tempo, ha distrutto la complicicità e l'intimità con lui. Ha combattutto contro ciò che voleva per, alla fine, sconfiggere sé stessa.
Panta rei.
Lascia scorrere silenziosamente.
Pa pa parararà pa pa
"Sai meglio di me che siamo intricati,
capitoli lunghi e complicati,
lasciati sul dorso a testa in giù"
(Leggere parole-Perturbazione)
Fu difficile ammettere a sé stessa che una sensazione indomabile e irrazionale aveva sfiorato i suoi pensieri. Una sensazione non carnale avvolta dal profumo di fiori di campo e agitata come il fluttuare di onde che sfaldano la loro im-potenza contro uno scoglio.
Chi sei?
Sono il fiore e lo scoglio.
Cosa vuoi?
Tu mi hai colto da questo prato e hai gettato la tua acqua sulla mia nuda roccia. Dunque..
Cosa potrei volere io?
Hai strappato dalla terra il mio gambo e la mia roccia viene erosa dal tuo continuo sfaldarti su di me. Pensaci.
Distruzione? Ho questo potere?
Lo hai..
Maledetta Notte,
che la spintonò giù in un turbolente vortice.
Maledetto il risveglio,
che le soffocò il respiro.
Trema,
rigirandosi nella sua ingarbugliata mente
per la voglia, maledetta,
che la attanaglia e la combatte,
che desidera e che...
... ora lo vorrebbe con sé.